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Dichiarazione nutrizionale, cos'è e chi è tenuto a elaborarla per i propri alimenti?

Il 13 dicembre scorso ha trovato applicazione l'ultima parte del Reg. (UE) 1169/2011 relativa all'obbligatorietà della dichiarazione nutrizionale. L'obbligo è complesso anche se la legge ammette delle semplificazioni importanti sul suo adempimento. Inoltre il Ministero dello Sviluppo Economico con la Circolare del 26 novembre 2016 ha chiarito alcune esenzioni alla disciplina molto importanti. Vediamo un po' di fare chiarezza.

I consumatori sono sempre più orientati per la scelta del cibo da variabili quali l'origine delle materie prime e la bontà nutrizionale dell'alimento che viene loro proposto.

Dall'indagine del Censis - Mangiare informati (come riportato da Federalimentare) è emerso che:

  • il 56,4% dei consumatori legge in modo maniacale l’etichetta
  • il 71,4% è sensibile al tema etichettatura
  • il 40,0 % si informa per paura di frodi
  • il 24,0 % legge l’etichetta perche vuole essere sicuro di acquistare prodotti sicuri.

L'Europa di conseguenza è molto attenta a queste dinamiche e il Reg. (UE) 1169/2011 rappresenta una risposta iniziale alle esigenze della popolazione per quanto riguarda questi aspetti. Il Regolamento infatti è interamente dedicato alle informazioni che devono essere fornite ai consumatori ma soprattutto ha sottolineato nella Sezione 3, artt. 29-35  l'importanza degli aspetti nutrizionali.

Si tratta appunto degli articoli che disciplinano la Dichiarazione nutrizionale diventata obbligatoria per le attività alimentari a partire dal 13 dicembre 2016.

RIspetto alla precedente normativa di riferimento (Direttiva 90/496/CEE e D.Lgs. 77/1993) il Regolamento europeo interviene su tre punti:

  • obbligatorietà generalizzata
  • un nuovo schema di realizzazione
  • opzioni anche facoltative per l'operatore

COS'E'?

Per "dichiarazione nutrizionale" o "etichettatura nutrizionale" s’intendono le informazioni che indicano:

  • il valore energetico;
  • la quantità di grassi (di cui saturi), carboidrati (di cui zuccheri), proteine e sale.

Possono inoltre essere riportate anche le quantità di uno o più dei seguenti principi alimentari: acidi grassi monoinsaturi, acidi grassi polinsaturi, polioli, amido, fibre, sali minerali o vitamine presenti nell’allegato XIII parte A e presenti in quantità significativa.

COME VA CALCOLATA?

Il calcolo dei valori viene fatto in base a dei coefficienti di trasformazione riportati nell'alegato XIV del regolamento (quindi senza necessità di specifiche analisi chimiche ma semplicemente a partire dalla ricetta e con le quantità dei nutrienti ottenibili da letteratura). Il metodo "da letteratura" risulta però meno affidabile.

I valori sono da riferire ai 100 g o 100 ml di prodotto e poi eventualmente anche per porzione.

E' consentito indicare il valore energetico e i nutrienti anche come percentuale delle assunzioni di riferimento (allegato XIII, parte B), con la dicitura supplementare "Assunzioni di riferimento di un adulto medio (8.400kj/2000kcal)"


Quali alimenti sono esentati dall'obbligo?

Il Regolamento all'allegato V definisce 19 categorie di alimenti che, anche se preimballati (o confezionati), non sono soggette all'obbligo della dichiarazione nutrizionale:

  1. I prodotti non trasformati che comprendono un solo ingrediente o una sola categoria di ingredienti;
  2. i prodotti trasformati che sono stati sottoposti unicamente a maturazione e che comprendono un solo ingrediente o una sola categoria di ingredienti;
  3. le acque destinate al consumo umano, comprese quelle che contengono come soli ingredienti aggiunti anidride carbonica e/o aromi;
  4. le piante aromatiche, le spezie o le loro miscele;
  5. il sale e i succedanei del sale;
  6. gli edulcoranti da tavola;
  7. i prodotti contemplati dalla direttiva 1999/4/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 febbraio 1999, relativa agli estratti di caffè e agli estratti di cicoria, i chicchi di caffè interi o macinati e i chicchi di caffè decaffeinati interi o macinati;
  8. le infusioni a base di erbe e di frutta, i tè, tè decaffeinati, tè istantanei o solubili o estratti di tè, tè istantanei o solubili o estratti di tè decaffeinati, senza altri ingredienti aggiunti tranne aromi che non modificano il valore nutrizionale del tè;
  9. gli aceti di fermentazione e i loro succedanei, compresi quelli i cui soli ingredienti aggiunti sono aromi;
  10. gli aromi;
  11. gli additivi alimentari;
  12. i coadiuvanti tecnologici;
  13. gli enzimi alimentari;
  14. la gelatina;
  15. i composti di gelificazione per marmellate;
  16. i lieviti;
  17. le gomme da masticare;
  18. gli alimenti confezionati in imballaggi o contenitori la cui superficie maggiore misura meno di 25 centimetri quadrati;
  19. gli alimenti, anche confezionati in maniera artigianale, forniti direttamente dal fabbricante di piccole quantità di prodotti al consumatore finale o a strutture locali di vendita al dettaglio che forniscono direttamente al consumatore finale.

Particolare interesse rivestono, per la piccola e media impresa le esenzioni di cui ai punti 1), 2) e 19).

Secondo il punto 1) infatti sarebbe lecito escludere dall'obbligo tutti i prodotti vegetali di IV e V gamma (insalate pronte al consumo, verdure surgelate ecc) in quanto il regolamento (CE) n. 852/04 definisce i “prodotti non trasformati” come “prodotti alimentari non sottoposti a trattamento, compresi prodotti che siano stati divisi, separati, sezionati, affettati, disossati, tritati, scuoiati, frantumati, tagliati, puliti, rifilati, decorticati, macinati, refrigerati, congelati, surgelati o scongelati”.

Il punto 2) invece è interessante in quanto porterebbe all'esclusione di alcuni prodotti costituiti da una sola categoria di ingredienti (ad esempio la carne) che vadano incontro al solo processo di maturazione e questo potrebbe essere il caso di produzioni di pesce (lo stoccafisso) ad esempio.

Per quanto riguarda invece il punto 19) invece e cioè "gli alimenti, anche confezionati in maniera artigianale, forniti direttamente dal fabbricante di piccole quantità di prodotti al consumatore finale o a strutture locali di vendita al dettaglio che forniscono direttamente al consumatore finale" è interviene la Circolare del Ministero dello Sviluppo Economico del 26 novembre del 2016  che ha chiarito alcuni dei termini chiave del punto in questione:

  • Alimenti artigianali: la  deroga  del  punto  19  dell’allegato  V include negli   alimenti preimballati anche  gli  alimenti  artigianali.  Il riferimento  a gli  alimenti artigianali emerge chiaramente nella   versione originaria del   regolamento che  dispone  “ Food,   including handcrafted food, laddove la traduzione italiana, pur essendo stata resa con riferimento al solo confezionamento di natura artigianale (anche confezionati in maniera artigianale) non cambia la sostanza.
  • Fornitura  diretta: la cessione  degli  alimenti, senza l’intervento di intermediari,  da  parte  del “fabbricante  di  piccole  quantità  di  prodotti”, direttamente al  consumatore o alle “strutture locali   di   vendita al   dettaglio   che   forniscono   direttamente   al   consumatore   finale” che ricomprendono, come chiarito nel le Linee guida al regolamento 853/2004/CE, tutte le forme di somministrazione  di  alimenti. Restano  esclusi  dalla  deroga,  pertanto,  i  prodotti  preimballati venduti  ad  imprese  che  esercitano  vendita  all’ingrosso  o  che  svolgono  attività  di intermediazione commerciale, quali ad esempio le centrali di acquisto.
  • Fabbricante  di  piccole  quantità  di  prodotti: rientrano in  tale definizione i  produttori ed i fornitori, comprese le imprese artigiane ed agricole, che rispettino i requisiti delle microimprese così  come definite all’articolo 2 della raccomandazione 2003/361/CE della Commissione (impresa che occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di EUR). La deroga del punto 19 dell’allegato V si applica , inoltre, agli alimenti oggetto di vendita diretta ai consumatori a “livello locale” da parte degli spacci aziendali .
  • Livello locale delle strutture di vendita: analogamente a quanto chiarito nelle Linee guida al regolamento 853/2004/CE,  il  concetto  di  “livello locale”, come  previsto dal  considerando  11 del  medesimo  regolamento, deve  essere  definito in  modo  tale  da  garantire  la presenza  di  un legame diretto tra l’Azienda di origine e il consumatore. E’ pertanto esclusa una fornitura che preveda il trasporto sulle lunghe distanze e quindi in “ambito nazionale”. Il “livello locale” può  essere identificato, in  analogia  al le  predette  Linee  guida, “nel  territorio della Provincia in cui insiste l’azienda e nel territorio delle Province contermini, ciò al fine di non  penalizzare le  aziende  che  si  dovessero  trovare  al  confine  di  una  unità  territoriale  e  che sarebbero quindi  naturalmente portate  a  vendere  i  propri prodotti  anche  nel  territorio amministrativo confinante”.
  • Vendita  al  dettaglio: la definizione di “vendita al dettaglio” può essere rinviata  a quella contenuta all’art. 4 del Decreto legislativo n. 114/1998: “per commercio al dettaglio, l'attività svolta da chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende, su  aree  private  in  sede  fissa  o  mediante  altre  forme  di  distribuzione,  direttamente  al consumatore  finale”. Tale  definizione va integrata  con la definizione di “collettività” di cui all’articolo 2, paragrafo 2, lettera d) del regolamento (UE) n. 1169.

Un capitolo a parte sono i prodotti non preimballati (sfuso o preincarto) cioè offerti in vendita senza preimballaggio oppure imballati sui luoghi di vendita su richiesta del consumatore o preimballati per la vendita diretta volontaria (art. 44 del Reg. 1169/2011). In tal caso se la dichiarazione viene apposta è semplificata:

  • solo valore energetico, oppure
  • valore energetico accompagnato dalla quantità di grassi, acidi grassi saturi, zuccheri e sale

Nel caso invece del business to business ovvero nel passaggio da Operatori del Settore Alimentare  ad altri operatori commerciali e da questi a privati, le informazioni obbligatorie devono essere trasferite sulla confezione, in etichetta o sui documenti commerciali. Questo vale per quegli alimenti preconfezionati destinati al consumatore finale, ma commercializzati in una fase anteriore alla vendita al consumatore finale e quegli alimenti preconfezionati destinati alla collettività in vista della loro successiva preparazione, trasformazione, frazionamento o taglio.

 

Infine nella vendita a distanza (di qualunque tipo compreso l'E-commerce), l’OSA deve fornire parte delle info obbligatorie sul materiale a
sostegno della vendita (sito web, depliant, ecc.). Tutte le info devono essere fornite in fase di consegna o anticipatamente alla chiusura della transazione. Il discorso non si applica invece  agli alimenti posti in vendita tramite distributori automatici o locali commerciali automatizzati.

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