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I pericoli nei nostri cibi

SIamo quasi a fine anno e come nella migliore delle tradizioni è tempo di bilanci. Anche l'Unione Europea non è venuta meno a questa tradizione e, basandosi sui dati raccolti nel 2015, ha fatto uscire un documento che traccia un quadro dei pericoli che interessano il cibo che circola in Europa. Quali sono i più "di moda"? A cosa dobbiamo prestarte maggior attenzione? Vediamolo insieme.

Ah si mi raccomando, occhio ai lupini!

L'Unione Europea ha uno degli standard di sicurezza alimentare più alti al mondo. In gran parte questo è merito del solido insieme di leggi il cui obiettivo è garantire la sicurezza del consumatore.

Un altro strumento però fondamentale per realizzare un controllo così elevato in termini di sicurezza alimentare è di certo il RASFF cioè il sistema di allerta rapido su alimenti e mangimi.

Creato nel 1979il RASFF permette uno scambio efficiente di informazioni tra gli stati che ne fanno parte (le autorità nazionali sulla sicurezza alimentare dei 28 stati membri, la Commissione, l'EFSA, l'ESA, la Norvegia, il Liechtenstein, l'Islanda e la Svizzera), assicurando la diffusione di notifiche urgenti e una risposta collettiva ed efficiente.

Grazie al RASFF molti rischi per la salute potenzialmente causati da alimenti vengono controllati ed eliminati prima ancora che possano raggiungere il consumatore.

I rapporti annuali del RASFF forniscono un'analisi profonda sulle notifiche, i prodotti, i pericoli e i paesi che hanno contribuito alle sue attività, inoltre forniscono anche importanti dati su quali siano stati i problemi segnalati.

Innanzi tutto i numeri: nel 2015 ci sono state 3049 segnalazioni trasmesse attraverso il RASFF, con una diminuzione del 3,4% rispetto al 2014, di queste 775 sono state allerte ovvero situazioni di serio rischio, rappresentato da un alimento, un mangime o un materiale che entra in contatto con alimenti e che risulta presente sul mercato, da gestire con un'azione rapida e decisa. Importanti da considerare anche i 1387 respingimenti ai confini della UE. Le restanti segnalazioni hanno riguardato rischi minori (il rischio è trascurabile o il prodotto non è sul mercato) e informative a seguito delle altre segnalazioni.

Tra i casi segnalati grande parte hanno avuto gli allergeni presenti nel cibo ma non indicati (per la maggior parte l'allergene era l'uovo) o alti livelli di istamina nel pesce (quasi in tutti i casi tonno)  che porta a sintomi simili all'allergia (sindrome sgombroide). GLi altri casi sono invece da attribuirsi a microrganismi patogeni presenti nel cibo (spesso si tratta di Salmonella).

I numerosi casi riguardanti allergeni (in crescita ormai da diversi anni come si vede qui sotto) segnalano la necessità di uno sforzo maggiore da parte di Istituzioni, organismi di controllo e operatori del settore alimentare, nella gestione di questo pericolo.

Tra i 14 allergeni di cui è richiesta la gestione a norma del Regolamento UE 1169/2011 sono da segnalare soprattutto i solfiti, la soia le arachidi, il latte e derivati, il glutine, le uova e le mandorle.

Tra i pericoli dovuti a microrganismi patogeni si piazzano invece ai primi posti:

  • Escherichia coli però con molte meno segnalazioni che nel 2014, i cibi coinvolti sono i molluschi bivalvi e i prodotti della carne
  • Salmonella anche questo batterio con meno segnalazioni di presenza sui cibi ma molte su materie prime importate dall'India quali betel e semi di sesamo 
  • Listeria che ha visto sostanzialmente invariato il numero di notifiche dovute principalmente a salmone affumicato dalla Polonia e formaggi dalla Francia (spesso prodotti a partire da latte crudo) e dall'Italia (gorgonzola)

Tra i problemi che hanno interessato l'Italia in quest'anno ci sono stati (dalla rassegna si capisce che pesce e molluschi sono alimenti particolarmente delicati ed esposti quindi a problematiche sanitarie):

  • Norovirus in ostriche provenienti dalla Francia e reimmerse in acqua in Italia
  • presenza di istamina in tonno congelato proveniente dallo Sri Lanka
  • presenza di istamina in tonno pinna gialla processato in Spagna con materia prima di origne messicana
  • presenza di istamina in porzioni di tonno scongelato provenienti dalla Spagna
  • presenza di istamina in filetti di tonno dalla Francia

Per quanto riguarda invece un pericolo che spaventa molto il consumatore, i pesticidi, l'andamento è un po' più caotico con un numero di notificazioni che negli anni varia parecchio (come mostra il grafico sottostante):

E' interessante vedere come i controlli hanno portato a rilevare la presenza anche di sostanze non autorizzate all'interno dei confini dell'Unione Europea (le sostanze marcate con la X rossa). Le segnalazioni più significative arrivano dal comparto della frutta e della verdura, seguite da cocco e derivati, caffè e tè e dalle erbe aromatiche e spezie.

Parlando sempre di sostanze chimiche tossiche nel cibo il 2015 è stato l'anno delle micotossine (principalmente le aflatossine), che hanno visto un incremento significativo rispetto al 2014 nel numero di segnalazioni a carico soprattutto di arachidi dalla Cina e nocciole dalla Turchia.

Non dobbiamo però pensare sempre che sostanze chimiche "non naturali" siano pericolose mentre quelle "naturali" siano tutta salute. Un caso interessante infatti di avvelenamento è accaduto in Svezia e sottolinea l'importanza delle informazioni che vengono date al consumatore tramite l'etichettatura.

Un consumatore si è sentito male con sintomi simili a quelli di un infarto per aver consumato lupini di varietà "amara" pensando di aver però comprato quelli della qualità dolce. I lupini (come anche le altre specie vegetali che usiamo in cucina) contengono degli alcaloidi la cui tossicità è nota (es. lupanina). I lupini della varietà "amara" hanno grandi quantità di questo alcaloide che deve essere quindi preparato per il consumo tramite un bagno prolungato (spesso in salamoia) e la cottura per evitare sintomi variabili che possono andare da crampi addominali ed episodi di vomito fino a disorientamento, agitazione e disturbi neuromuscolari e cardiocircolatori. Il venditore è stato ispezionato dall'autorità sanitaria svedese ed è emerso che tre marche che rivendeva non avevano etichettato correttamente le confezioni con le istruzioni circa le operazioni da effettuare prima del consumo per eliminare la lupanina (che può in queste varietà raggiungere anche concentrazioni 20000 mg per kg di prodotto).

Questo evento anche se raro come tipo di intossicazione testimonia che non bisogna mai sottovalutare le informazioni relative ai cibi a cui siamo abituati. Mangiare è di certo un piacere ma anche un'attività delicata per i rischi che può comportare.


Un capitolo interessante del rapporto è quello relativo alle frodi in commercio, come è possibile vedere nel grafico a torta sottostante le principali problematiche riscontrate sono relative alle carenze nell'etichettatura, una normativa che sicuramente richiede un approccio tecnico di livello elevato, spesso si è trattato di errata indicazione degli ingredienti. Il secondo rilievo significativo invece è quello della sospetta esportazione illegale seguito da trattamenti o processi di produzione non permessi (ad esmepio l'adulterazione con aggiunta di glicerolo al vino).

Problemi noti sono la sostituzione o presenza nei prodotti di specie di pesce diversa da quella dichiarata e per il miele una origine botanica diversa da quella indicata o l'adulterazione con aggiunta di zucchero. Va segnalato che la maggior parte dei casi di certificazioni/documentazioni falsificate ha riguardato merci provenienti dalla Cina, su questo la Commissione Europea sta valutando le azioni da intraprendere.

Dal sito del RASFF potete scaricare il testo completo del rapporto (in inglese).

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