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Origine del latte in etichetta per i prodotti italiani

Il 19 gennaio il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha firmato nelle persone dei Ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda il decreto che introduce in etichetta l'indicazione obbligatoria dell'origine per i prodotti lattiero caseari in Italia.  Con questo nuovo sistema sarà possibile indicare con chiarezza al consumatore la provenienza delle materie prime di molti prodotti come latte UHT, burro, yogurt, mozzarella, formaggi e latticini. Il provvedimento si applica al latte vaccino, ovicaprino, bufalino e di altra origine animale.

Secondo un'indagine di Eurobarometro del 2016 in questi ultimi anni è aumentato il numero di consumatori europei che giudica fondamentale l'indicazione dell'origine delle materie prime in etichetta come elemento che guida all'acquisto di un prodotto. Il 20% degli italiani consultati è preoccupato dalla tracciabilità e origine degli alimenti che compra. Un'analisi svolta da Altroconsumo proprio in Italia ha evidenziato come un italiano su due voglia mangiare nostrano e questo sia il motivo principale per cui cerca l’indicazione sull’origine.

Bisogna dire che spesso questo aspetto è confuso con altri poco attinenti, in primis con quello della qualità: il consumatore medio è portato a credere che i prodotti agroalimentari originari del proprio Paese siano i migliori in circolazione, pretendendo quindi di veder indicata chiaramente l’origine dell’alimento in etichetta per poter compiere delle scelte consapevoli. Altre volte la preoccupazione per l'origine si fonde con quella per il sostegno economico alle produzioni nazionali.

L'indicazione d'origine può però portare a discriminazioni immotivate di prodotti genuini e di buona qualità provenienti da altri paesi, senza contare che il discorso della qualità è basato spesso su argomenti labili: chi dice infatti che un prodotto importato non possa avere la stessa qualità di uno nostrano?

Per questi motivi in genere l'Europa procede in maniera molto cauta sull'obbligo di indicare in etichetta l'origine delle materie prime e generalmente lo favorisce quando è utile a evitare/gestire problematiche di sicurezza (si pensi ad esempio alla "mucca pazza" e all'indicazione obbligatoria di origine per le carni bovine poi estesa anche alle carni suine e ovicaprine) oppure quando effettivamente l'origine del prodotto corrisponde a variazioni di qualità dello stesso (es. Direttiva CE 110/2001 sulla commercializzazione del miele).

Resta il fatto che diverso cibo che mangiamo, seppur prodotto in Italia e come tale pubblicizzato, proviene dalla trasformazione di materie prime di origine non italiana. E' questo il caso per esempio della pasta e dei cereali e anche del latte settore in cui, secondo un'indagine di Coldiretti "tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri, come la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura con cagliate provenienti dall'estero senza che questo sia stato finora riportato sulle etichette".

Mungitura - Origine del latte in etichetta

La legge impone di dichiarare in etichetta soltanto l’indirizzo del produttore o del distributore, che non è detto che corrisponda a quello di provenienza delle materie prime. Anche il codice a barre, da molti ritenuto fonte di questa preziosa informazione, in realtà non rivela granché: le prime due o tre cifre, infatti, si riferiscono al Paese dove è stato registrato il marchio dell’azienda, che può benissimo trovarsi a migliaia di chilometri di distanza dal luogo di produzione, di raccolta o di allevamento.

L'art. 26 del Reg. 1169/2011 che regola le informazioni al consumatore precisa che: "l’indicazione del paese d’origine o del luogo di provenienza è obbligatoria nel caso in cui l’omissione di tale indicazione possa indurre in errore il consumatore in merito al paese d’origine o al luogo di provenienza reali dell’alimento, in particolare se le informazioni che accompagnano l’alimento o contenute nell’etichetta nel loro insieme potrebbero altrimenti far pensare che l’alimento abbia un differente paese d’origine o luogo di provenienza.

Esempio di questa possibile confusione potrebbe essere una pizza che riporti foto del vesuvio e pulcinella con tanto di dicitura "prodotto italiano" (ma basterebbero anche solo le immagine) e che fosse stata prodotta in altro paese (un esempio abbastanza chiaro lo trovate nell'immagine che accompagna il post su Facebook).

A queste esigenze di trasparenza ha cercato di rispondere il Ministero con la pubblicazione del DECRETO 9 dicembre 2016 " Indicazione dell'origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari, in attuazione del regolamento (UE) n. 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori". Il decreto, che entrerà in vigore il 19 aprile, prevede che il latte o i suoi derivati dovranno avere obbligatoriamente indicata l'origine della materia prima in etichetta in maniera chiara, visibile e facilmente leggibile.

Il decreto prevede che il latte o i suoi derivati dovranno avere obbligatoriamente indicata l'origine della materia prima in etichetta in maniera chiara, visibile e facilmente leggibile.
Le diciture utilizzate saranno le seguenti:

  • "Paese di mungitura": nome del Paese nel quale è stato munto il latte;
  • "Paese di condizionamento o trasformazione": nome del Paese in cui il prodotto è stato condizionato o trasformato il latte.

Se il latte utilizzato come ingrediente dei prodotti trasformati sia stato munto, confezionato e trasformato nello stesso Paese, l'indicazione di origine può essere assolta con l'utilizzo di una sola dicitura, ad esempio per latte che ha compiuto tutto il suo percorso sempre su suolo italiano: "ORIGINE DEL LATTE: ITALIA".

Qualora le varie fasi del processo di produzione siano avvenute in paesi diversi possono essere usate delle espressioni semplificate per informare il consumatore:

  • "latte di Paesi UE": se la mungitura avviene in uno o più Paesi europei;
  • "latte condizionato o trasformato in Paesi UE": se queste fasi avvengono in uno o più Paesi europei.

Se infine le operazioni avvengono al di fuori del territorio dell'Unione europea sarà possibile indicarlo con la dicitura "Paesi non UE".

La normativa non interessa il latte fresco che è già tracciato per legge e i prodotti Dop (Denominazione d'origine protetta) e Igp (indicazione geografica protetta) perchè vengono prodotti secondo dei disciplinari specifici nei quali l'informazione d'origine riveste per definizione grande importanza.

Le norme in ogni caso si applicano ai soli prodotti italiani e destinati alla vendita sul mercato italiano, non al latte o ai formaggi importati dall’estero,  in conformità alle regole comuni che non prevedono questo obbligo come si discuteva poc'anzi.

La lista dei prodotti prodotti preimballati sottoposti all’obbligo dell’origine comprende:

  1. latte e creme di latte (concentrate e non, con o senza aggiunta di zucchero e/o edulcoranti);
  2. latticello, latte e crema coagulata, kefir e altri tipi di latte e creme fermentate o acidificate, sia concentrate che addizionate di zucchero o edulcoranti aromatizzate o con l’aggiunta di frutta o cacao;
  3. siero di latte, anche concentrato o addizionato di zucchero o altri edulcoranti;
  4. prodotti costituiti di componenti naturali del latte, anche addizionati di zucchero o altri edulcoranti, non nominati né compresi altrove;
  5. burro e altre materie grasse provenienti dal latte;
  6. creme lattiere spalmabili; formaggi, latticini
  7. le cagliate che come si diceva nell'introduzione sono oggetto di discussione da molto tempo.

É stabilito un periodo transitorio per i prodotti “portati a stagionatura, immessi sul mercato o etichettati” prima dell’applicazione, i quali potranno venire commercializzati fino a esaurimento scorte e comunque non oltre i 180 giorni dalla vigenza del decreto.

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