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10 modi di "vedere le cose" che mettono in pericolo le nostre decisioni

La nostra mente funziona meravigliosamente bene, raccoglie le informazioni utili (e per la verità anche quelle inutili) nelle nostre esperienze e in quelle degli altri per poi ripresentarcele al momento del bisogno e aiutarci a prendere una decisione. Tuttavia un così grande lavoro non viene senza un prezzo, e quindi a volte necessitiamo di scorciatoie facili: percezione errata del contesto o addirittura deformata, pregiudizi e conoscenze precedenti che consideriamo irrinunciabili sono spesso utilizzati per prendere decisioni in fretta e senza fatica. Dobbiamo liberarci di questi "pregiudizi" se vogliamo gestire in modo efficiente noi stessi e la nostra attività!

In inglese queste storture dei processi cognitivi vengono definite “bias” termine che può essere tradotto come tendenza, inclinazione, distorsione. Alcuni dei più comuni bias li vediamo qui sotto:

BIAS DI ANCORAGGIO

Uno dei primi problemi nelle decisioni è affidarsi troppo al primo pezzo di informazione che si riesce a reperire, molto spesso cronologicamente parlando. E' così che nascono molte leggende metropolitane sul cibo e sulla sua gestione (come i famosi "consigli della nonna"). In pratica ci si "ancora" alla prima informazione percepita come utile.

BIAS della disponibilità

Va di pari passo con il precedente ed è la tendenza a sopravvalutare le informazioni di cui si ha disponibilità rispetto a quelle che si potrebbero reperire cercando. Un esempio di questo è la sopravvalutazione della sicurezza (e quindi la sottovalutazione del rischio) che molti responsabili hanno della loro attività solo perchè "sono anni che lavoro e non è mai successo nulla). Ovviamente questo non significa che non succeda nulla nell'ambito delle attività alimentari e soprattutto non significa che i propri clienti non siano mai stati male, semplicemente non sono tornati a dircelo e non sono finiti al pronto soccorso. In quest'ultimo caso la realtà non avrebbe mancato di aggiornarci!

BIAS del CARROZZONE

E' un effetto molto comune e potente nei gruppi di persone ed un altro dei motivi per cui vediamo nascere le leggende e le bufale (cibi miracolosi, cibi da evitare senza cognizione di causa ecc) non solo in ambienti collegati al cibo. Si tratta di quell'effetto di distorsione per cui attribuiamo molto più valore del necessario ad informazioni a cui crede un gran numero di persone. Il "così fan tutti" e quindi non può non essere giusto origina comportamenti errati e credenze infondate, come ad esempio il fatto che l'aceto sia un valido detergente e disinfettante.


BIAS della scelta

Scegliere è un processo che comporta fatica e risolve l'indecisione che è una condizione di sospensione più o meno spiacevole da vivere. Quindi quando prendiamo una decisione è logico che, liberandoci di un peso per una situazione magari problematica, si sia contenti del lavoro fatto e magari anche fieri del risultato ottenuto. Per nostra natura la ricerca di conferme ci porterà a difendere perciò quella decisione anche se non ottimale o basata su elementi poco razionali, a volte la difenderemo ad oltranza perfino se sbagliata. E' il nostro modo di lavorare, ci è costato fatica organizzarlo così, non può essere sbagliato!

bias di conferma

La naturale necessità di cercare conferme del nostro modo di essere e di fare di cui parlavamo qui sopra ci porta anche ad uno dei bias più pericolosi, quello di conferma. Senza la dovuta attenzione rischiamo di considerare affidabili solo le fonti di informazione che confermano le nostre aspettative e credenze. Questo è uno dei pericoli maggiori nella formazione in igiene alimentare, molto spesso un formatore viene squalificato dalla platea ancora prima di iniziare la sua opera se non fa attenzione a come si pone nei confronti delle credenze e informazioni che il suo pubblico possiede o ritiene di possedere.

BIAS DI CONSERVAZIONE

"Cerco un centro di gravità permanente" diceva una canzone, se cambiassimo infatti idea continuamente sul nostro modo di essere e di agire probabilmente le attività umane sarebbero molto meno produttive in tutti i campi. La mente umana è lenta nell'accettare il cambiamento: deve metabolizzarlo e comprenderlo per poterlo abbracciare. A volte questo processo, per le resistenze insite in noi, avviene talmente lento che sembra quasi non esserci. Ciò che sapevamo un tempo è sempre più vero e genuino di qualsiasi nuova scoperta, meglio rimanere ancorati al passato e non introdurre innovazioni. I bei tempi andati dei nostri nonni e di come facevano loro le cose insomma.

BIAS dello STRUZZO

La storia dello struzzo che metterebbe la testa sotto la sabbia è in realtà un falso, ma è una buona metafora per sottolineare questo tipo di distorsione. Rappresenta semplicemente la nostra tendenza ad ignorare le informazioni negative che riceviamo e/o a sottovalutarle. Ecco quindi che non si dà la dovuta importanza alle statistiche che ci spiegano come le malattie trasmesse da alimenti siano ancora molto diffuse e che quindi il lavoro di gestione della sicurezza igienica e del HACCP sia un mero lavoro burocratico chiesto dalla legge.

bias dell'importanza

Una distorsione che rinforza la precedente è il bias dell'importanza, ovvero il fatto che spesso tendiamo a fermarci in superfice, limitando le nostre valutazioni agli elementi maggiormente riconoscibili di una questione senza approfondire. Questo è un pericolo spesso legato ad analisi del rischio approssimative. Il fatto che la maggior parte degli episodi di malattia trasmessa dagli alimenti si risolva con pochi sintomi o con sintomi come vomito e diarrea ritenuti (anche se a torto) meno gravi, porta a sottovalutare eventi statisticamente rilevanti e significativi.

bias del zero rischio

Chi non vorrebbe un mondo e una vita senza rischi? E' un'ipotesi consolatoria rispetto alla fatica che affrontiamo ogni giorno e alle brutte notizie che ci raggiungono continuamente. Dunque chi è la nostra mente per contraddirci? Dopo tutto lavora per noi! Allora ecco che deviamo, più o meno consapevolmente, verso visioni della vita in cui ci convinciamo che determinate attività non comportino alcun rischio. Meno pericoli nella nostra attività alimentare, meno problemi e fatica nel gestirla, oppure no?

bias del punto cieco

Ovviamente non rendersi conto che tutti siamo soggetti a questo genere di distorsioni è una distorsione essa stessa. E' per questo che l'igiene degli alimenti si fonda su un'analisi della situazione e sulla valutazione tramite dati delle condizioni di rischio nel nostro lavoro. Avere l'assoluta certezza di essere a prova di errore è forse uno dei pericoli più grandi in ogni attività umana, che sia nella sfera privata come in quella lavorativa. Semplicemente non sapremo parare i colpi che arrivano da questo nostro punto cieco!


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