· 

Origine obbligatoria in etichetta per riso, grano e pasta

Sono stati firmati il  20 luglio i due decreti interministeriali per introdurre in via sperimentale, per due anni, l'obbligo di indicazione dell'origine del riso e del grano per la pasta in etichetta. Lo scopo è quello di consentire di indicare con chiarezza al consumatore sulle confezioni di pasta secca prodotte in Italia il Paese o l'area dove è coltivato il grano e quello in cui è macinato.

Oltre l'85% degli italiani considera importante conoscere l'origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare, in particolare per la pasta. Sono questi i dati emersi dalla consultazione pubblica online sulla trasparenza delle informazioni in etichetta dei prodotti agroalimentari, svolta sul sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, a cui hanno partecipato oltre 26mila cittadini.

Indubbiamente la filiera grano pasta italiana rappresenta uno dei settori più importanti per il Made in Italy agroalimentare, con numeri importanti.

E' quindi normale che il legislatore voglia intervenire per la tutela del settore e per la rassicurazione dei consumatori, infatti nelle intenzioni dei ministri Martina e Calenda:  'È un passo storico che abbiamo deciso di compiere senza aspettare Bruxelles, spronandola a dare piena attuazione al Regolamento Ue del 2011 - ha detto Martina - puntiamo così a dare massima trasparenza delle informazioni al consumatore, tutelare i produttori e rafforzare i rapporti di due filiere fondamentali per l'agroalimentare made in Italy''. ''La nostra strategia è di apertura ma di massima trasparenza - ha detto Calenda - l'Ue ha dimostrato una lentezza inaccettabile su questo tema, noi abbiamo deciso di andare avanti e di sfidare, in termini costruttivi, l'Europa su questo terreno''.

molto più che solo grano

Il processo di fabbricazione della pasta è mutato attraverso gli anni, ma il prodotto è rimasto sempre lo stesso: una semplice miscela di semola di grano duro e acqua. Storicamente il grano è sempre stato di provenienza anche straniera, abilmente trasformato attraverso diversi passaggi tecnici importanti dai mastri pastai della nostra tradizione. Questo è un valore aggiunto molto importante questione sollevata per esempio dall'Associazione delle Industrie della Pasta Italiane nell'esprimere una opinione negativa sul decreto.
Mentre la pasta fresca viene preparata anche con farina di grano tenero, per la pasta secca in Italia si utilizza esclusivamente semola di grano duro perché contiene quel glutine tenace che permette alla pasta secca di tenere la cottura e di restare al dente.
Il processo di produzione si articola attraverso varie fasi a cui molto devono la qualità e la sicurezza del prodotto finale:

  • Macinazione: il frumento viene portato al mulino per essere setacciato, ripulito dalle impurità e infine macinato, al fine di ottenere semole delle migliori qualità.
  • Impasto e gramolatura: la semola di grano duro viene impastata con acqua purissima. In questo modo l'amido e le proteine si legano all'acqua e inizia a formarsi il glutine. Con la successiva fase della gramolatura, l'impasto diventa omogeneo, elastico e liscio.
  • Trafilazione: l'impasto così ottenuto viene poi modellato dalle trafile, che determinano la forma prescelta. Dopo questa operazione l'impasto contiene circa il 30% d’acqua, troppa per essere conservato correttamente.
  • Essiccamento: è il momento più delicato di tutto il ciclo produttivo, la cui durata varia in funzione del tipo di pasta da produrre. Con l’essiccamento, la pasta viene ventilata con aria calda in modo da eliminare notevolmente il contenuto di acqua e rientrare nei parametri previsti dalla legge: l'umidità finale non deve essere infatti superiore al 12,5%.
  • Raffreddamento: l'elemento finale dell'essiccatoio è il raffreddatore, che porta a temperatura ambiente la pasta precedentemente ventilata.
  • Confezionamento: la pasta viene infine confezionata in astucci di cartone o in sacchetti trasparenti, che hanno la funzione sia di proteggere il prodotto da contaminazioni di agenti esterni, sia di presentarlo all'acquirente corredato da un’adeguata informazione.

cosa chiede la  nuova legge ?

I decreti italiani (come prima quello sull'origine di latte e derivati di cui avevamo parlato qui) anticipano la disciplina europea che dovrebbe diffondere misure simili in tutti i Paesi membri. Per questo, le misure decadranno in caso di piena attuazione dell'articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1169/2011, che prevede i casi in cui debba essere indicato il paese d'origine o il luogo di provenienza dell'ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti. Perché si arrivi al compimento delle misure comunitarie servono atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati.

 

GRANO/PASTA
Il decreto grano/pasta in particolare prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:

  1. Paese di coltivazione del grano: nome del Paese nel quale il grano viene coltivato;
  2. Paese di molitura: nome del paese in cui il grano è stato macinato.

Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.
Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l'Italia, si potrà usare la dicitura: "Italia e altri Paesi UE e/o non UE".

RISO
Il provvedimento prevede che sull'etichetta del riso devono essere indicati:

  1. "Paese di coltivazione del riso";
  2. "Paese di lavorazione";
  3. "Paese di confezionamento".

Anche per il riso, se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

ORIGINE VISIBILE IN ETICHETTA
Le indicazioni sull'origine dovranno essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili ed indelebili.
I provvedimenti prevedono una fase di 180 giorni per l'adeguamento delle aziende a nuovo sistema e lo smaltimento delle etichette e confezioni già prodotte.

DECRETI IN VIGORE FINO A PIENA ATTUAZIONE REGOLAMENTO UE 1169
I decreti decadranno in caso di piena attuazione dell'articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1169/2011 che prevede i casi in cui debba essere indicato il paese d'origine o il luogo di provenienza dell'ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti, subordinandone l'applicazione all'adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati.

provvedimento controverso

Mungitura - Origine del latte in etichetta

In base a un recente test di Altroconsumo, solo alcuni marchi propongono pasta prodotta al 100% con grano italiano, una percentuale che fatica ad arrivare al 23 % del mercato totale.
I marchi sono De Cecco, Garofalo, Libera Terra, Rummo e Barilla, in questo caso solo per la sua linea di nicchia Voiello.
Il 43% del mercato nazionale è invece coperto da marchi che comprano grano duro anche dall’estero, vale a dire i marchi Agnesi , Barilla, Delverde e Divella.
Il rimanente 34% del mercato è coperto invece da case produttrici che non hanno fornito informazioni sulla provenienza del grano utilizzato, vale a dire Coop, La Molisana, Conad, Alce Nero, Esselunga, Carrefour, Simply, Granoro, Buitoni, Pam Panorama, Colombino (Lidl), Tre Mulini, Eurospin e Pasta Reggia.

In base allo stesso test, un terzo delle aziende contattate ha dichiarato di imporre ai propri fornitori per maggiore sicurezza delle procedure di tracciabilità del grano.
Un graduatoria lodevole che vede tra i protagonisti proprio Barilla, poi Voiello, La Molisana, Carreforur, Carrefour Bio, Coop, Esselunga, Esselunga Bio, Libera Terra, Combino (Lidl) e Granoro.
Il 60% dei marchi adotta inoltre specifiche procedure per il controllo qualità del grano, vale a dire Agnesi , Barila, Voiello, Del Verde, Divella, La Molisana, Carrefour, Carrefour Bio, Siply, Coop, Esselunga, Esselunga bio, Libera Terra, Granoro, De Cecco, Garofalo.

Il via libera al decreto è stato perciò accolto con favore dalle principali organizzazioni agricole ma viene criticato dall’Associazione delle Industrie della Pasta italiane. Per il presidente Riccardo Felicetti «con la dicitura scelta si vuole far credere che la pasta italiana è solo quella fatta con il grano italiano o che la pasta è di buona qualità solo se viene prodotta utilizzando materia prima nazionale. Non è vero. L’origine da sola non è sinonimo di qualità». Per Giorgio Ferrero, assessore regionale del Piemonte che nelle scorse settimane aveva invitato la Gdo a promuovere la vendita di riso 100% made in Italy (la catena Carrefour è stata la prima ad aderire) «l’etichettatura del riso ci spinge ad accelerare il percorso verso la nuova Indicazione geografica».

Print Friendly and PDF

Nei commenti non sono consentiti:

  • messaggi non inerenti al post
  • messaggi privi di indirizzo email
  • messaggi anonimi (cioé senza nome e cognome)
  • messaggi pubblicitari
  • messaggi con linguaggio offensivo
  • messaggi che contengono turpiloquio
  • messaggi con contenuto razzista o sessista
  • messaggi il cui contenuto costituisce una violazione delle leggi italiane (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)
  • messaggi il cui contenuto rappresenta un'aggressione alla persona e non alle sue idee
  • messaggi formattati in modo da diminuire la fruibilità delle discussioni.

Il proprietario del blog potrà in qualsiasi momento, a suo insindacabile giudizio, cancellare i messaggi.

Scrivi commento

Commenti: 0