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Conoscere il nemico: Trichinella

E' notizia di questi giorni che in Sardegna sono stati trovati maiali positivi per la presenza del parassita Trichinella. Si tratta di un verme cilindrico che si trova nelle carni di suini infetti e che può essere trasmesso all'uomo che le mangia. La malattia può presentare un decorso anche piuttosto grave ed è perciò oggetto di accurata sorveglianza da parte degli enti preposti. Approfondiamo l'argomento.

Caratteristiche GENERALI

La trichinellosi (termine corretto, ormai trichinosi e trichiniasi sono stati abbandonati) è una malattia parassitaria che può manifestarsi in diversi mammiferi, tra cui l’uomo. Le trichine adulte sono localizzate nell’intestino mentre allo stadio larvale si trovano nella muscolatura dell’organismo ospite.

I parassiti del genere Trichinella colpiscono sia mammiferi carnivori che onnivori, tra cui volpi, orsi, nutrie, cani, gatti, suini, equini e ratti. I suini rivestono nella trichinellosi una particolare importanza perché come zoonosi essa può essere trasmessa all’uomo con l’assunzione di carne suina mal cotta.

Numerose sono le specie di Trichinella presenti in natura T. spiralis, T. nativa, T. brivoti, T. murrelli, T. nelsoni (dette anche specie incapsulate), T. pseudospiralis, T. papuae, and T. zimbabwensis (specie non incapsulate). Nell'Europa centrale sono importanti soprattutto Trichinella spiralis, Trichinella britovi e Trichinella pseudospiralis, dal punto di vista delle zoonosi. Collettivamente comunque Trichinella spp. ha una distribuzione cosmopolita (anche se per molti paesi mancano dati certi) con un gran numero di mammiferi infettabili, sopratutto predatori e quelli spazzini. Le specie incapsulate infettano esclusivamente i mammiferi (uomo incluso), mentre le specie non incapsulate infettano mammiferi e uomo ma anche gli uccelli (T. pseudospiralis) e i rettili (T. papuae e zimbabwensis).

Alimenti e HACCP - Andamento Trichinellosi 2008-2016 Europa
FONTE: European Centre for Disease Prevention and Control

TRASMISSIONE

Il parassita presenta un ciclo selvatico e uno domestico fondamentali alla sua diffusione soprattutto per le intersezioni che possono avere a causa di attività umane. Gli animali selvatici sono serbatoio naturale e fondamentale quindi una gestione impropria della fauna selvatica e della sua commercializzazione può determinare seri problemi sanitari così come il passaggio al ciclo domestico. Il ciclo domestico è determinato in genere da pratiche scorrette di alimentazione degli animali, di uso e smaltimento delle carcasse e da pratiche errate di preparazione e soministrazione di determinati cibi.

Il ciclo vitale completo della Trichinella spp. si svolge nell'ospite ed è sia intestinale che extraintestinale anche se vi sono alcune specie che nell'ospite hanno uno sviluppo limitato.

L'infezione e la fase intestinale cominciano con l'ingestione di tessuto muscolare in cui siano contenute le larve del parassita da parte di un altro possibile ospite. L'azione dei succhi gastrici e degli enzimi digestivi libera la larva che, giunta nell'intestino, penetra nell'epitelio.

In circa 30 ore le larve diventano individui sessualmente maturi e possono quindi iniziare i processi riproduttivi, producendo dalle 500 alle 1500 nuove larve prima che i processi difensivi del sistema immunitario possano neutralizzarli ed espellerli.

Le larve tuttavia riescono ad entrare nel circolo sanguigno e a distribuirsi nell'organismo e in numerosi organi. La sopravvivenza è però assicurata solo alle larve che raggiungono il tessuto muscolare in quanto possono stabilire una nicchia cellulare protetta in circa 3-4 settimane (periodo nel quale le carni risultano comunque adatte a trasmettere la parassitosi). Il patogeno preferisce le masse muscolari ben vascolarizzate: il diaframma, la muscolatura linguale, il muscolo massetere, i muscoli oculari. Le cellule muscolari si convertono in nutrici delle larve dopo il contagio. Il complesso parassita e cellula è estremamente stabile e si sa che ne permette la sopravvivenza anche per anni. Nelle specie non-incapsulate invece questa struttura non si forma e non si sa con certezza quanto possa prolungarsi la loro sopravvivenza nelle carni.

Alimenti e HACCP - Ciclo selvatico e urbano di Trichinella
FONTE: CDC - Center for Disease Control

SINTOMI DELLA MALATTIA

L'infezione naturale da Trichinella nei suini e in altre specie animali ha generalmente un decorso asintomatico. Il decorso dell'infezione nell'uomo è invece variabile e dipende dalla specie infettante con sintomi che in relazione a questo aspetto possono spaziare da moderati a severi. Il periodo di incubazione è generalmente di circa 8-15 giorni, ma può variare da 5 a 45 giorni a seconda del numero di parassiti ingeriti.

Durante la fase intestinale, che può durare fino a 6 settimane l'ospite può manifestare dolori addominali, diarrea o costipazione, vomito, malessere e alterazione. Questi sintomi si possono sovrapporre a quelli tipici della fase extraintestinale (muscolare) che sono dovuti ai fenomeni infiammatori e allergici a carico dei tessuti invasi dalle larve e sono principalmente mialgie, edema muscolo-fasciale, congiuntiviti, febbre, mal di testa e orticaria. La muscolatura perde le striature, si osservano infiltrazioni infiammatorie e, più tardi, le larve formano cisti ma non in tutte le specie.

Soprattutto per quanto riguarda la fase intestinale i sintomi sono comuni conseguenze di molte gastroenteriti e ciò rende la diagnosi più complicata. I casi più severi quindi servono quali spie indicatrici di episodi di diffusione della patologie e invitano attente analisi epidemiologiche. Al giorno d'oggi la morte avviene molto di rado grazie al miglioramento delle terapie adottate e le conseguenze di lungo termine della presenza delle larve sono ancora dibattute in quanto la maggior parte di esse va incontro a completa calcificazione.

E' importante che la diagnosi sia quanto più tempestiva possibile, è fondamentale per discriminare da altre possibili cause di disturbi enterici avere un quadro del cibo assunto dalla persona colpita. La diagnosi di presenza può essere poi supportata da analisi che segnalino ipereosinofilia o un aumento di enzimi muscolari quali la creatina fosfochinasi e la lattato deidrogenasi. Ovviamente la diagnosi definitiva si ha con l'individuazione di larve incistate nel tessuto muscolare, ritrovamento però che richiede tempo. Il trattamento viene fatto per via farmacologica come per altri vermi intestinali, anche se questo approccio non è molto efficace nella fase muscolare che spesso richiede ospedalizzazione.


SOGGETTI SENSIBILI

Il decorso dell'infezione può essere più o meno severo non solo in relazione alla specie e al numero di parassiti ingeriti, ma anche all'età, il sesso e lo stato del sistema immunitario della persona infettata.


Prevenzione E NORMATIVA

La prevenzione opera al fine di limitare la trasmissione agli esseri umani attraverso le carni di allevamento e selvatiche ma anche cercando ridurre e bloccare la trasmissione dal ciclo selvatico a quello domestico. L'allevamento dei suini e fortemente controllato per questa problematica con procedure e verifiche obbligatorie. Il che di solito relega gli episodi di infezione al consumo di carni non controllate o a particolari gusti culinari nella preparazione quali il consumo di carni poco cotte.

La trichinellosi può essere prevenuta osservando semplici misure igienico-sanitarie sin dalla fase di allevamento dei suini:

  • Costruire stabilimenti tali da impedire l’accesso ad animali estranei
  • Adottare un programma di lotta contro i roditori
  • Verificare la negatività dei risultati dei test
  • Eliminare le carcasse entro 24 ore dal decesso
  • Garantire l’uso di mangimi certificati e la loro conservazione lontano da fonti di contaminazione
  • Informare l’Autorità di Controllo dell’eventuale vicinanza di una discarica
  • Introdurre solo nuovi animali provenienti da aziende Trichinella-free o risultati negativi a test sierologici
  • Garantire la tracciabilità dei capi presenti in azienda
  • Impedire l’accesso all’esterno dei suini durante la produzione e consentirlo prima dello svezzamento solo nel rispetto di precisi requisiti
  • Informare le A.C. di eventuali cambiamenti che possono compromettere la qualifica di azienda esente da Trichine
  • la carne va consumata ben cotta, in modo che le eventuali larve presenti vengano inattivate o distrutte dal calore (è sufficiente 1 minuto a 71°C). Il colore della carne deve virare dal rosa al bruno (il controllo della temperatura nei piatti di carne in particolare è molto importante, ne abbiamo parlato in questo articolo)
  • se non è noto se la carne è stata sottoposta a esame trichinoscopico, è bene congelarla per almeno 1 mese a -18°C possibilmente in porzioni di non più di 15 cm di spessore: un congelamento prolungato, infatti, uccide le larve.
  • salatura, essiccamento, affumicamento e cottura nel forno a microonde della carne non assicurano l'uccisione del parassita.

Vi sono inoltre provvedimenti normativi di cui tenere conto nella gestione della sicurezza delle carni:

  • Decisione 2002/253/CE del 19 marzo 2002 che stabilisce la definizione dei casi ai fini della dichiarazione delle malattie trasmissibili alla rete di sorveglianza comunitaria istituita ai sensi della decisione n.2119/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
  • Regolamento (CE) 2075/2005 che definisce norme specifiche applicabili ai controlli ufficiali relativi alla presenza di Trichine nelle carni
  • Intesa Stato Regioni del 10 maggio 2007 concernente linee guida per la corretta applicazione del Regolamento CE 2075/2005 che definisce norme specifiche applicabili ai controlli ufficiali relativi alla presenza di trichinella nelle carni.
  • DGSAN 0037567 del 29/12/2009 informazioni sui laboratori designati per la ricerca di Trichine nelle carni
  • Regolamento (UE) 216/2014 recante modifica del regolamento (CE) n. 2075/2005 che definisce norme specifiche applicabili ai controlli ufficiali relativi alla presenza di Trichine nelle carni
  • DGSAN 0029086 del 17/07/2014 Controlli ufficiali relativi alla presenza di Trichinella nelle carni – Reg (EU) N. 216/2014

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